UN CASO DA MANUALE
Le recentissime cronache portano alla ribalta vicende industriali che probabilmente verranno studiate nei prossimi anni dai nostri studenti di economia e finanza.
Parliamo di quella strategia che sempre più spesso si fa largo nelle sale direzionali dei nostri “Capitani di Industria” e che và sotto il nome di accaparramento dei rifiuti.
Ci si domanda a chi mai possano interessare i rifiuti, e perché questi, invece di essere riciclati e restituiti alla produzione (per il vantaggio di tutti) rimangano ad essere, per la volontà di qualcuno, sempre e solo rifiuti.
Fuor di metafora, l’accaparramento dei rifiuti è un termine che molti operatori finanziari di Piazza Affari usano per definire quella “strategia” di chi, con disinvolte alchimie societarie, crea scatole vuote, le riempie di pochi spiccioli e di molti dipendenti (oltre che di molti debiti), per poi sbarazzarsene.
Il personale che viene coinvolto in questa deprecabile vicenda diventa un rifiuto.
Ma la cosa perversa non si ferma qui, perché ora che il rifiuto è prodotto, stranamente diventa appetibile per qualcun altro.
Ci riferiamo alla recente legislazione finanziaria che “ufficialmente” agevola la costituzione di macro aggregati (reti di aziende) che mettono insieme più imprese, merceologicamente tra loro differenti, allo scopo dichiarato di volere creare una sinergia virtuosa per un comune interesse.
Chissà perché, però, solo le aziende che stanno vivendo una difficoltà commerciale vengono aggregate tra di loro, realizzando complessi industriali che farebbero impallidire le più grandi imprese internazionali.
E chissà perché, poi, queste aziende che vengono aggregate tra loro, sono spesso il frutto di una cessione di ramo d’azienda.
Lo scopo appare chiaro allora quando dagli intenti "illuminati" e rassicuranti sbandierati da parte dei manager, scendiamo in basso, verso la realtà lavorativa (l’unica che ci interessa in questo contesto).
Ci accorgiamo allora che i dipendenti di queste megaindustrie sono da mesi senza vedere lo stipendio, accaparrati da chi (l’accaparratore di rifiuti) ha intenzione di mantenerli perennemente in questo loro status per procedere da un lato al ricatto nei confronti della società politica (vedi ...? Se non ricevo commesse non posso pagare i miei dipendenti .....) ad una sorta di aiuto compassionevole.
Così facendo inoltre, si ottiene l'ulteriore "mirabile" risultato di rendere appetibili sul mercato le imprese originarie che quei dipendenti hanno, di fatto, "smaltito come rifiuti" e messo su una strada.
Il vantaggio è palese.
Chi ha prodotto il rifiuto se ne sbarazza senza alcun intoppo, magari godendo della ritrovata fiducia dei mercati azionari.
Mentre chi si accaparra il rifiuto lo sfrutta, per fantasiosi vantaggi politici, e per poter ottenere sgravi e deduzioni fiscali che, però, giovano solo ed esclusivamente a lui.
Sempre più spesso però queste strategie si rivelano come le drammatiche campagne di Russia, fallimentari e lastricate di lacrime e di dolore.
La storia ci insegna che sulla vita e sulla salute dei lavoratori si sono realizzate ricchezze di persone senza alcuno scrupolo. Questo sembra un altro di quei casi.
Certo è un “metodo” che entrerà prepotentemente nei capitoli dei testi di Economia delle varie Università, a fianco di istituti giuslavoristici oramai blasonati e visti con ammirazione - e una punta di nostalgia - dai solerti manager della passata generazione.
Istituti che si chiamavano: esternalizzazione, cessione del ramo d’azienda, licenziamento collettivo e individuale, demansionamento, trasferimento del posto di lavoro.
Istituti che ora, alla luce del nuovo arrivato … l’accaparramento dei rifiuti, perdono notevolmente di appeal per i nostri giovani yuppies.
Anche perché, a questo giovane arrivato, se ne aggiunge uno appena nato, ma che, ne siamo certi, riscuoterà il massimo successo dell’establishment industriale.
Il pagamento dello stipendio a intermittenza, c.d. a singhiozzo.
Ovvero: domani pago te (lavoratore X), e dopodomani (se ci saranno i soldi, al netto ovviamente del mio stipendio di manager) pagherò il tuo collega Y.
In questa maniera lo “stratega” aziendale ottiene un “meraviglioso” risultato, perché ottiene l’adesione forzata di chi – bene o male lo stipendio lo ha ricevuto – contro chi, invece, lo stipendio ancora non ce l’ha.
Con buona pace delle famiglie che da quello stipendio traggono ragione del loro sostentamento vitale.
Non ci stupiremmo se a breve diventasse di moda l'estrazione a sorte del dipendente fortunato che riceve lo stipendio!
________________
Riceviamo da tantissimi lavoratori delle più svariate industrie e imprese, un appello a che queste strategie vengano smascherate e neutralizzate. Il nostro Movimento (che pur si occupa della tutela dei Consumatori e Utenti) è sempre stato, è, e sempre sarà, a fianco dei lavoratori.
Senza ovviamente togliere spazio alle Associazioni e Organizzazioni Sindacali, uniche vere rappresentati dei lavoratori.
Peraltro siamo disponibili ad aiutare, con pareri legali ed i mezzi giuridici che il nostro ordinamento fornisce ( decreti ingiuntivi, provvedimenti d’urgenza, etc.) chiunque chieda il nostro aiuto.
Naturalmente a titolo del tutto gratuito.
Associati a MOV.E.CONS., non lasciarti ingannare.