I TAGLI E LA CRISI
Non vi é dubbio che sia in corso una profonda ed estesa crisi economica. Non altrettanto certo è che la chiusura di reparti, o di interi stabilimenti, sia sempre riconducibile a questo difficile momento, o sia piuttosto dettata da opportunismo e volontà di delocalizzare la produzione, per ridurre i costi e aumentare gli utili, violando sostanzialmente la normativa sul licenziamento.
E’ chiaro che non bisogna fare d’ogni erba un fascio : ciascuna di queste situazioni fa storia a sé, e va approfondita prima di poter affermare che si tratti di interventi effettivamente indispensabili oppure che, come sospettano alcuni osservatori, ci sia dietro la volontà delle aziende di approfittare del generale clima di rassegnazione al peggio, per ridurre gli organici ben oltre il necessario, concentrando l’attività d’impresa in regioni che offrano condizioni di maggior favore economico e giuridico.
Non mancano esempi eclatanti, che riguardano aziende di diversa nazionalità, appartenenti a comparti industriali diversi.
Noi del MOVECONS, sensibili alla tutela dei diritti dei lavoratori, riportiamo in questa sezione del sito alcuni casi emblematici, relativi ad aziende italiane ed estere, e invitiamo coloro che siano coinvolti o a conoscenza di queste o di analoghe vicende a segnalarcele, e ad inviarci aggiornamenti ed ulteriori informazioni.
ALITALIA : 10.000 posti di lavoro cancellati, a partire
dai precari; criteri assai severi di riassunzione individuale
per i lavoratori sopravvissuti, con cancellazione dei diritti
contrattuali già acquisiti; debiti di oltre 4 miliardi scaricati
sui contribuenti (pari a
333.333
sussidi di disoccupazione da 1000 euro al mese
per un anno) Il tutto premiando una cordata di industriali e
banchieri privi di esperienza nel settore, pronti a fare le
valigie e a vendere la loro quota alla prima opportunità. In
cambio, i consumatori avranno un servizio ridotto e più costoso.
Un apposito provvedimento del governo rende oggi estendibile
questo precedente a tutte le situazioni di crisi : un cambio di
proprietà, connesso a crisi aziendali, può comportare, oltre
alla riduzione dei dipendenti, la cancellazione del loro
contratto. L'accordo tra governo-confindustria-CISL-UIL, non a
caso, generalizza il principio di deroga al contratto nazionale.
Con buona pace dell'autorità Antitrust, la cui autonomia esce a
pezzi da questa vicenda.
Gli errori, la cattiva gestione e le indebite intrusioni della politica sono l'esempio di una pessima conduzione delle crisi d'impresa. A pagarne il prezzo altissimo sono i cittadini, sia come contribuenti che come consumatori-utenti del servizio aereo.
ALITALIA-FRANCE : A seguito della messa in liquidazione di Alitalia, nel gennaio 2009 sono state compiute operazioni di dubbia legalità e trasparenza nella sede parigina della compagnia. In particolare, all’inizio del 2009 i dipendenti di Alitalia-France (circa 80 persone) hanno trovato i loro uffici improvvisamente chiusi, e senza alcuna spiegazione hanno subito un apparente licenziamento collettivo. In realtà, l’azienda non ha mai smesso di funzionare, ma ha lavorato silenziosamente e quasi clandestinamente alla ricostituzione di un gruppo di dipendenti più ristretto, all’insaputa di coloro che ne venivano esclusi.
I responsabili di Alitalia-France hanno infatti proceduto a riassumere una ventina di questi lavoratori licenziati, con contratti capestro di dubbia legalità : perdita del livello precedente, drastica riduzione del salario, proibizione di contattare i 60 colleghi non riassunti. I dipendenti esclusi intendono ora agire giudizialmente nei confronti dell’azienda, ritenendo che siano state violati i loro diritti di lavoratori e le garanzie di trasparenza e parità di trattamento, imposte alle società in dissesto.
MICROSOFT a fronte di un utile annunciato per il 2008 di 4,17 miliardi di dollari ( nel 2007 erano stati 4,71 miliardi) intende licenziare 5.000 dipendenti, dei quali 1.400 nei prossimi mesi. Un prezzo che appare altissimo, se rapportato a un calo di utile del 10%. Specialmente se si considera che i profitti, in cifre assolute, sono enormi, e che già dal prossimo anno potrebbe registrarsi una ripresa del settore.
SAP, gruppo tedesco leader che detiene più di un terzo del mercato mondiale dei software gestionali per l’impresa, ha annunciato un taglio di 3.000 posti di lavoro (su un organico complessivo di 52.000).
L’analisi oggettiva dei dati non spiega questa misura : il gruppo ha chiuso il 2008 con un fatturato di 11,6 miliardi di euro (+13%), con una flessione degli utili di appena 2%, Il giro d’affari generato dalla vendita del software è cresciuto del 6% (3,6 miliardi) mentre quello generato dai servizi ha compiuto un balzo del 14% (8,4 miliardi).
Si tratta dunque di “tagli preventivi” disgiunti da una reale crisi aziendale, ma finalizzati piuttosto a mantenere inalterato il livello degli utili.
BARCLAYS, gruppo bancario inglese, all’inizio del 2009 ha annunciato dapprima il taglio di 2.000 posizioni lavorative, e dopo pochi giorni ha “corretto” il taglio in 4.100 posizioni. Contestualmente, ha comunicato utili per 6,1 miliardi di euro (misura molto più alta di quanto preventivato), negando nuove iniezioni di capitale e assicurando la propria solidità finanziaria, e la capacità di assorbire eventuali perdite anche per 17 miliardi di euro senza contraccolpi. Risultato: il titolo ha guadagnato in Borsa il 75% in un solo giorno.
Eppure, nonostante novità tanto incoraggianti, nessuna revisione o accantonamento del drammatico piano di ristrutturazione è stata annunciata dal gruppo.
METRO, colosso tedesco della grande distribuzione, ha annunciato l’adozione di un piano aziendale anticrisi, denominato “Shape 2012”, con il quale si propone di incrementare in 4 anni i profitti del gruppo di ben 1,5 miliardi di euro. Primo effetto collaterale del piano sarà il licenziamento di 15.000 dipendenti.
BRITISH TELECOM dopo aver annunciato una flessione dell’11% dei profitti nel secondo trimestre 2008, ha reso noto il proprio piano di downsizing, che prevede un taglio di 10.000 posti di lavoro. Appena si è diffusa la notizia, le azioni sono volate a +12%.
VALEO multinazionale francese dell’indotto
automobilistico, già da alcuni anni avviato un piano di
delocalizzazione produttiva in Russia e Cina. Ora, nonostante
abbia chiuso il 2008 in attivo, ha annunciato il varo di un
“plan social” con un taglio di 5.000 posizioni lavorative.
CARTIERA BINDA: nella cartiera rilevata dalla multinazionale svedese Munksjö Decor Spa, si respira aria di chiusura e di licenziamenti. Prima la saracinesca abbassata nella sede di Vaprio d’Adda, poi lo stop agli stabilimenti made in Usa e, infine, la crisi annunciata a Besozzo, piccolo centro vicino a Varese, che annovera 180 dipendenti. Secondo questi ultimi, che hanno promosso azioni di protesta, la chiusura non sarebbe determinata dallo stato di crisi, ma dalla volontà di trasferire la produzione dove i costi dell’energia sono più bassi.
RIELLO chiude l’attività produttiva in città e per 144 lavoratori si apre il baratro della precarietà. Con la scelta irrevocabile di portare la produzione in Polonia, dove Riello è presente dal 2001 e dà lavoro a 350 persone. Uno spostamento spiegato dall’azienda con una riduzione delle vendite e una redditività in discesa. Scioperi e proteste, ma la decisione è irrevocabile e così si annuncia la fine di un’altra storica fabbrica del territorio.
INNSE PRESSE di via Rubattino a Milano, ha chiuso all’improvviso i cancelli e ha inviato ai suoi 50 dipendenti (di cui 14 donne e tre stranieri) una lettera di licenziamento via telegramma. Nello stabilimento, si continua però, a lavorare : tra i lavoratori è diffusa la convinzione che dietro ai licenziamenti sia la volontà di liberare l’area su cui sorge l’azienda (l’ex Innocenti a Lambrate), per cederla agli speculatori edilizi, particolarmente interessati e pronti ad intraprendervi iniziative immobiliari.
IRIS CERAMICHE di Sassuolo è leader a livello europeo per produttività e ottimizzazione del lavoro. È quindi paradossale la decisione dell’azienda di avviare la chiusura degli stabilimenti, lamentando la crisi delle vendite e l’aumento dei costi. La crisi economica e i cambiamenti del mercato avrebbero determinato un crollo degli utili, davanti al quale neppure si tenta un’azione di contrasto con strategie anticicliche. Eppure, concorrenti in condizioni assai meno rosee, sia sul piano commerciale che finanziario, continuano a stare sul mercato, a produrre e a vendere.
FONDIC di Barberino di Mugello è una fonderia di pressofusione che produce principalmente componentistica per aziende dei settori auto ed elettrodomestici e si occupa della fusione di alluminio e di componentistica per aziende nel settore auto ed elettrodomestici. Attiva da vari decenni, ha oggi 61 addetti e tre stabilimenti. Di recente si è appreso, non senza stupore, della volontà di mettere la società in liquidazione, con la prospettiva della chiusura dell’attività. La motivazione della chiusura sarebbe “un sopraggiunto stato di sofferenza finanziaria”. Eppure l’azienda nell’ultimo biennio si era fortemente ammodernata investendo oltre 2 milioni di euro in nuove tecnologie, infrastrutture ed energie rinnovabili. Aveva persino incrementato l’occupazione, passando da 50 a 61dipendenti .
Aggiornamento marzo 2009: la direzione aziendale della Fondic di Barberino di Mugello ha informato Fiom-Cgil Firenze e la Rsu aziendale di aver deliberato la messa in liquidazione volontaria della società con prospettiva di cessazione dell’attività. L’azienda aveva subito un rallentamento degli ordinativi nell’ultimo trimestre del 2008, a cui si era fatto fronte con una riduzione dell’attività produttiva, utilizzando il monte ferie dei lavoratori e gli istituti contrattuali, fino al ricorso alla cassa integrazione ordinaria.
SANPELLEGRINO Fondata nel 1899, è tra le acque minerali piu’ famose del mondo, nonché una delle aziende più floride e produttive d'Italia.
Nel corso di un secolo, la produzione e il consumo dell'acqua sono cresciuti in modo esponenziale. Nel 1968 il marchio guadagnava la copertina del celebre settimanale inglese The Observer, nel 2003 la bottiglia da 75 cl raggiungeva la quotazione record di 10 dollari. Nonostante un bilancio 2008 in attivo del 7,7%, nei primi mesi del 2009 l'azienda ha subito una perdita di fatturato del 15%. La Nestlè Waters, proprietaria del brand, ha comunicato l’avvio della procedura di mobilità per quasi trecento lavoratori italiani. A giustificare il drastico piano di riorganizzazione vi sarebbe un calo delle vendite di circa 300 milioni di bottiglie, nonché il problema dei dazi americani sui prodotti europei, particolarmente sentito in quanto la San Pellegrino esporta negli Stati Uniti il 25% della sua produzione. I vertici dell'azienda fanno sapere che «la risoluzione della vicenda dazi influirebbe in modo positivo sul piano di riorganizzazione».
Aggiornamenti: l'imposizione dei diritti doganali è stata posticipata, e i lavoratori continuano a mobilitarsi e a scioperare, ritenendo che i vertici aziendali intendano trasferire le pratiche amministrative in Polonia o in India, Non crisi, dunque, ma delocalizzazione : non potendo spostare le sorgenti d’acqua, si interviene sui settori esterni alla produzione. Ai lavoratori regolarmente assunti si preferiscono precari ricattabili. Nelle prossime settimane si aprirà un tavolo di confronto con i sindacati per contrattare una riduzione dei licenziamenti e valutare l'ipotesi di cassa integrazione per chi è prossimo alla pensione.
IN BREVE
ELECTROLUX taglierà più di 3.000 posti di lavoro nel corso del 2009;
VOLVO ha annunciato l’eliminazione di più di 6.000 posizioni lavorative;
MOTOROLA, dopo aver ridimensionato gli organici di 3.000 unità ad ottobre 2008, ha annunciato altri 4000 licenziamenti;
SUN MICROSYSTEM ha varato un piano di ristrutturazione massiccia che porterà alla riduzione di 6.000 posti di lavoro;
PHILIPS
ha deciso di tagliare 6.000 posti di lavoro in tutto il mondo;
STMICROELECTRONICS ha deliberato la riduzione di 4.500 posizioni lavorative nel solo 2009;
EUTELIA vuole dismettere un intero comparto con 2.000 posti di lavoro.
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